Il post-capitalismo è un “bel simulacro” (kaloagalmathos revenge)

Tra gli appunti dei l’autore dei “Bei simulacri”, troviamo una folgorante rivelazione scritta su alcuni post-it attaccati ad alcuni fumetti hentai. In una sorta di dialettica massonico-hegeliana, vagamente paranoica e complottista, il nostro rileva la parabola neoromantica, neuromantica e necromantica dei servitori del Kaloagalmathos, il nero grimorio più antico della (non)vita stessa.

Fase 1: etica del lavoro, capitalismo classico (calvinista secondo Weber, religione festicistica secondo Benjamin)

Fase 2: liberazione del “desiderio” consumistico, tardo-capitalismo consumista, ribaltamento dei valori borghesi.

Fase 3: eliminazione del lavoro, liberazione dal lavoro; tutti i “bisogni” vengono appagati (sicuramente a spese di una parte del mondo, di cui l’orrore delle condizioni di vita viene occultato, ovvero narrato occultandone le cause, ma mettendone in mostra la situazione in forma spettacolarizzata). Reddito base, sharing economy e quant’altro, ma solo per alcuni. Cfr. Nietzsche: ogni civiltà è fondata sulla schiavitù.

TUTTO è BELLO e BUONO, soprattutto la nostra carità, anche se è un vuoto simulacro (kaloagalmathos).

In tutto questo, inoltre, l’appagamento estemporaneo di bisogni indotti, via via più elaborati (a svantaggio di chi sarà schiavizzato), porterà gli umani di questa fascia eletta a non desiderare davvero più nulla, fermando il progresso (spirituale, anche nel senso di etico e culturale) della specie. L’oltre-uomo è bloccato così dall’ultimo uomo, colui che ha inventato la felicità (e ammicca). (Cfr. Così parlò Zarathustra).

l’immondo dopo la fine del mondo

Da un taccuino di Storeg, riportiamo uno dei suoi incubi più gustosi.

Il sole era un mostruoso tuorlo d’uovo che si tuffava dietro la linea dell’orizzonte, inondando di rosso le montagne d’immondizia. Alla fine quelle stronzate sulla gigante rossa si erano verificate. Anche quelle sulla fine del mondo.

Il sole si era trasformato in un immenso globo arancione scuro, non a causa del consumo completo di idrogeno nel suo nucleo: qualcuno lo aveva fatto apposta. Una forza cosmica, la stessa che aveva scatenato l’Apocalisse. Certo, anch’io avevo pensato, all’inizio, che si trattasse di Dio, e che Gesù fosse tornato. Pensai anche al Quinto Sole dei Maya.

Tutte cazzate. Continua a leggere

We’re in this together

Il terribile Kaloagalmathos è un potente strumento di conoscenza interiore. Se siete disposti a farvi del male.

Più Storeg procedeva nello scavo dei propri incubi vivendoli in maniera lucida, più scopriva che era impossibile opporsi al Padrone di questo Mondo senza rafforzarlo. Ad esempio in questo sogno, fatto il giorno prima di un colloquio di lavoro. In seguito ad esso, rifiutò di presentarsi all’appuntamento.

Apparentemente, sembra un sogno innocuo e anche un po’ ridicolo.

Lavoravo per un’azienda che mi costringeva a indossare completi con giacca e cravatta, quel giorno l’avevamo tutti di colore bianco. Il mio era sporco e rovinato. Altro dettaglio rilevante, la suddetta azienda obbligava i propri lavoratori a pagare un tagliando giornaliero per il parcheggio all’interno dell’azienda stessa, pena una multa salatissima. Io quel mattino tergiversavo e non avevo ancora apposto il tagliando sul cruscotto. Così, di punto in bianco mi ritrovavo al’interno della mia auto, ma sui sedili posteriori, mentre su quello del conducente un solerte carabiniere verificava l’assenza del tagliando e si preparava a multarmi di ben 180 euri. Io supplicavo l’agente, in quanto ero sempre stato ligio e trattavasi di momentanea distrazione. L’appuntato non era sordo al mio pianto, mosso a pietà dunque mi spiegava come fosse impossibilitato in quanto, proprio come me, era stato da poco assunto e si trovava nella posizione di chi può solo obbedire agli ordini. A quel punto, comprendendo l’assurda impasse dei nostri opposti ma identici punti di vista, mi trovavo costretto ad accettare la multa. Ma cazzo, centottanta euro erano un botto di soldi…

Rage against the machine

Ottenebrato dall’insofferenza contro ogni forma di coercizione, dalla rabbia contro il sistema che lo porta a prendersela con le persone che ama, altre innocenti o inconsapevoli vittime dello stesso sistema, il nostro autore spinge ai propri limiti la propria coscienza, cui anni di rospi ingoiati hanno imposto una serie di paletti che ne impediscono l’espansione, generando un forte ristagno nel suo petto e nelle membra. Così usa il Kaloagalmathos per una magia molto potente: guarire dalla propria rabbia. Ovviamente questo scatena una notte di passione quasi cristica, in cui l’autore si ritrova vittima del proprio demone più feroce.

Prima di dormire ho chiesto di fare un incubo lucido per guarire la mia rabbia… invece ho fatto una serie di sogni – per tutta la notte – in cui sfogavo la mia rabbia.

Per prima cosa contro il sistema…

distruggevo e spaccavo di tutto finché a un certo punto, sulle note di Anarchy in the UK, non vedevo che quello che stavo distruggendo era in realtà solo un modellino, un plastico alla Vespa, una sordida finzione… e scorgevo il volto navigato di un vecchio politico, forse Andreotti, che con sufficienza sorrideva della mia ingenuità.

Nascita del superuomo

A quel punto Storeg comincia a sviluppare una complessa teoria, bollata dagli scienziati reazionari dell’epoca come pseudofantascienza da film di serie B della Asylum. In effetti è principalmente questa prolifica branca dell’immaginazione umana che lo porta a conclusioni estreme. Identificando con i Grandi Antichi e le divinità lovecraftiane l’Altro, l’alterità estrema che l’uomo deve integrare in sé, capisce che tutte le rappresentazioni della Cosa informe non sono altro che limiti autoimposti, e che una rivoluzione non basta. Ci vuole qualcosa di inimmaginabile. Anzi, andando oltre, la Cosa informe è la paura che abbiamo di scoprire quella alterità già dentro di noi, dentro le nostre possibilità, e il rifiutare tali possibilità ne genera una visione distorta, e dunque la Cosa prende le forme di sistemi tumorali che ci guidano inconsapevolmente. Ecco perché le forme di resistenza e opposizione al sistema occidentale prendono il volto feroce di robe come l’Isis.

Cosmic rape

Emmanuel Storeg capisce che uomo e Grandi Antichi devono compiere una sintesi creando una forma superiore, capace di andare al di là del proprio ego e delle sue percezioni falsate. Lo stadio ulteriore dell’uomo, il superuomo, è simile a quello del romanzo di Theodore Sturgeon. Una sorta di superorganismo, come poi lo stesso Sturgeon esplicita in I figli di medusa. Solo rendendo consapevole l’essere umano di far parte di un unico super-organismo è possibile abbattare il dominio di superorganismi, ovvero di sistemi esterni che impongono il proprio benessere e non quello del genere umano e del pianeta tutto.

Invece, come anche Philip Dick afferma nel suo Tractatus

42. Combattere l’Impero significa essere contagiati dalla sua follia. Questo è un paradosso, chiunque sconfigge un segmento dell’Impero diventa l’Impero. Esso prolifera come un virus, imponendo la sua forma ai suoi nemici. In tal senso diventa i suoi nemici

L’Isis ne è esempio lampante, secondo Storeg. E giunge alla conclusione, suffragata anche dagli studi di Philip Dick, che

sotto tutti i nomi esiste un solo Uomo Immortale, e noi siamo quell’Uomo.

Paura, eh? Storeg si cacava addosso, e infatti scrisse che l’illuminazione non era una cosa desiderabile.

Nihil sub sole novum

Emmanuel Storeg (alcuni ne riportano la grafia all’inglese, Storage) è il nome presunto del probabile autore de I bei simulacri. Come Omero per l’epoca antica, Storeg potrebbe essere una semplice leggenda. Come Gesù nella (ripetitiva) storia fisica umana non è mai esistito (non nel senso in cui lo intende la gente comunemente), così Storeg sembra essere una sorta di archetipo, un indovinello che, come quello posto dalla Sfinge, indica sempre la stessa soluzione. L’uomo. Umanità. Adàm.

La differenza tra Storeg e i suoi precedenti non è solo nell’ordine di grandezza, rappresentando il primo un infimo prodotto della fase estrema del Kali Yuga, ma nel presentarsi al pubblico tramite frammenti e in prima persona, sorta di Nietzsche privo del corpo fisico, canalizzato nel sistema operativo di un simulacro di Philip K. Dick. Come quest’ultimo, infatti, Storeg sembra dirci: IO SONO VIVO E VOI SIETE TUTTI MORTI.

Emmanuel StorageNoi scriviamo in questo intermezzo, breve come un frullare d’ali di farfalla, tra la fine del Kali Yuga (e quindi del precedente Manvantara), e l’inizio di uno nuovo, sul filo di rasoio dell’Orizzonte degli Eventi. Chi si arresta davanti a esso ne vedrà solo la superficie a specchio, che riproduce cose già viste nella noiosa e ripetitiva storia narrata dall’essere umano. Lo scopo del nostro scrivere è di dare una spinta a queste persone per passare oltre, magari portandosi dietro qualche idea nuova, anche ripescata dal passato, perché no, qualcosa che era andato perduto e poi è stato ritrovato, come il figliol prodigo (a proposito delle parabole di Gesù, si legga qui; il testo risente ancora di molte ingenuità e imprecisioni, ma è un buon punto d’inizio per scoprire che il Vangelo parla di scoperta, di nuove idee, di Conoscenza).

Tutto il resto è vanitas vanitatum.

Übermercato

Nella costante ed estenuante ricerca di se stesso, l’autore dei Bei Simulacri si ritrovò a fare esperiena di diverse “realizzazioni”. Ne riportiamo una dai tratti molto ambigui. Sul serio, non siamo in grado di capire se l’autore faccia sul serio o meno.

Ho avuto un’illuminazione mistica da supermercato. Non opponiamoci al consumismo ma abbracciamolo consapevolmente. Adoriamo tutte le merci, amiamo la foga dionisiaca dello sconto, perdiamoci nei meandri delle infinite offerte. Desideriamo il desiderare tutto ciò che è nel supermercato. Continua a leggere